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Legge europea sul Copyright: diritto o obbrobrio d’autore?

L’autore di questo articolo è Daniele Scasciafratte, che ha voluto gentilmente condividerlo sul sito di Mozilla Italia. Si ringrazia inoltre Luca Martinelli di Wikimedia Italia per la revisione tecnica dell’articolo.

La legge europea sul diritto d’autore, o copyright in inglese, è da tempo nell’occhio del ciclone per i suoi numerosi controsensi e le sue mancanze.

Prima di parlarne è bene ricordare la differenza tra due filosofie in materia di diritto d’autore, la filosofia “copyright” e la filosofia “copyleft”, in modo da capire meglio il problema e le sue conseguenze nella vita di tutti i giorni.

La legge sul diritto d’autore in Italia è ispirata alla filosofia “copyright”, mette cioè al primo posto la tutela della proprietà dell’attività intellettuale e dei suoi derivati, tramite il riconoscimento di diversi diritti e garanzie, inclusa la remunerazione per un certo periodo di tempo.

Le licenze basate su una filosofia di tipo copyleft hanno tutt’altra impostazione e mettono al primo posto l’opera e la sua diffusione anziché l’autore. Le prime licenze di tipo copyleft si sono diffuse nel mondo informatico con il movimento open source, consentono la distribuzione e la modifica di un’opera a certe condizioni (tra cui anche la rinuncia dell’autore a una remunerazione). Le più semplici e diffuse delle condizioni sono la menzione dell’autore dell’opera originale e, qualora l’opera originale venga modificata, la distribuzione della nuova opera sotto la stessa licenza dell’opera originale, in modo che possa continuare a vivere secondo lo spirito originario.

Ma che cosa comporta nella vita di tutti i giorni dei cittadini europei avere una legge che protegge tutti i diritti di un’opera?

L’attuale normativa dell’Unione Europea in materia di copyright risale al 2001. Ovviamente, allora non era nemmeno possibile prevedere lo sviluppo che avrebbero avuto Internet e, successivamente, i social network: di conseguenza è molto facile per chiunque infrangere la legge senza rendersene conto.

Consideriamo, per esempio i palazzi e gli elementi architettonici in generale: essendo opere dell’ingegno, sono protette da copyright. Questo significa che ne è vietata la riproduzione e la pubblicazione a fini di lucro – anche nel caso in cui non guadagniamo direttamente noi dalla pubblicazione, ma qualcun altro anche se in modo indiretto. In altre parole, se scattassimo un selfie davanti a un palazzo costruito dopo il 1946 (come il Grattacielo Pirelli a Milano) e lo pubblicassimo su un social network (ossia su una piattaforma privata), di fatto staremmo violando la legge perché non abbiamo chiesto il permesso a chi detiene i diritti.

Non è uno scherzo purtroppo! Poiché la fotografia è una copia (ossia una “riproduzione”) dell’opera originaria (in questo caso, il Pirellone), scattare una foto del genere e pubblicarla in Rete è quasi come copiare un film e distribuirlo senza permesso su Internet.

La libertà di panorama significa libertà nel fare foto, condividerle e rielaborarle senza gli oneri di riproduzione, solo perché abbiamo fatto un selfie davanti al Colosseo. Ci sono casi, poi, dove a essere sotto tutela del diritto d’autore non è il monumento in quanto tale (come la Torre Eiffel, il cui autore Gustave Eiffel è morto nel 1923, ossia da più di 70 anni), ma una particolare installazione artistica che si applica a quel monumento. Per fare lo stesso esempio di prima, scattarsi un selfie davanti alla Torre Eiffel di giorno è permesso, ma di sera no. Questo perché chi ha progettato le luminarie della torre è ancora vivo e vegeto… e bisogna chiedergli il permesso!

In altri Paesi, invece, ci sono delle normative che tutelano lo sfruttamento commerciale dei monumenti anche se il loro autore è morto da più di 70 anni e l’opera è in pubblico dominio. In Italia, per esempio, c’è il cosiddetto “Codice Urbani”, che garantisce un canone di riproduzione all’ente che ha in custodia un particolare bene culturale. Solo da qualche anno, dopo la riforma fatta tramite il cosiddetto “decreto Art Bonus”, è possibile condividere il proprio selfie davanti al Colosseo su un social network… ma è ancora vietato pubblicare una foto del Colosseo sull’enciclopedia libera Wikipedia.

Da questa immagine si ricavano ulteriori dettagli: le opere artistiche, come monumenti o palazzi, realizzate dal 1946 in poi sono sotto tutela. Quindi molti dei palazzi d’anteguerra o le ricostruzioni rientrano in questa categoria.

Anche un’opera d’arte come il classico dipinto del paesaggio, essendo un’opera derivata, ricade sotto questa casistica e quindi non si possono nemmeno effettuare riproduzioni.

Definire questa legge limitante è riduttivo, ma questa è soltanto la punta dell’iceberg.

Anche per questo motivo, Wikimedia Italia da anni si batte per ottenere una legislazione più favorevole al riutilizzo senza limiti (e quindi anche a scopo commerciale) delle foto dei beni culturali in Italia. Un esempio del perché “riutilizzare senza limiti è bene” è dato dal concorso fotografico Wiki Love Monuments, il cui scopo è raccogliere immagini del patrimonio culturale mondiale affinché possano essere caricate su Wikipedia. Nato nel 2010 nei Paesi Bassi, è il concorso fotografico più grande del mondo con oltre 10.000 partecipanti da 43 Paesi nel mondo. Anche l’Italia vi partecipa dal 2012, ma a causa del Codice Urbani solo una ristretta lista di monumenti è fotografabile – e la lista cambia di anno in anno, a seconda delle autorizzazioni ricevute.

Wikipedia Italia Lo scorso anno ha avviato una campagna per la Libertá di Panorama dopo aver ricevuto una diffida da parte degli Uffizi di Firenze per l’uso di fotografie delle opere ospitate presso il museo. Aa livello globale ha realizzato una campagna per sensibilizzare riguardo i problemi di copyright che l’Enciclopedia Libera incontra ogni giorno nella sua opera di divulgazione. Non dimentichiamo la loro interrogazione parlamentare del 2008 sul tema.

E questa è solo la punta dell’iceberg. Consideriamo ad esempio i meme: spesso queste immagini, oramai diventate un tormentone di Internet, contengono un fotogramma di un film o di una serie TV protetti da copyright. Quello che molti non sanno è che modificare questi fotogrammi, anche solo aggiungendo del testo, e poi condividerle in rete significa infrangere la legge.

Praticamente ciascuna delle persone che sta “twittando” in questo momento o condividendo una foto su Facebook è un potenziale criminale per la legge europea e italiana.

È urgente avviare una riforma della legge sul copyright in modo da garantire la libertà degli utenti su Internet. Mozilla ha iniziato una campagna di sensibilizzazione per raccogliere le persone interessate a questo argomento; per partecipare è sufficiente compilare un modulo online su changecopyright.org.

Perché Mozilla ha realizzato questa campagna? Guarda il video per scoprirlo:

Per chi volesse approfondire l’argomento, la community Mozilla Italia sta organizzando e ha organizzato diversi eventi di sensibilizzazione, anche all’interno dei Linux Day.

È disponibile del materiale (in inglese) per approfondire:

  • Sito in cui approfondire le differenze legislative in materia di copyright nei paesi della Comunità europea
  • Sito in cui approfondire l’argomento
  • How copyright affects our future, un video in cui Ioana Pelehatai e Alex Lungu spiegano gli effetti della legge sul copyright nella vita di tutti i giorni
  • Sito che analizza gli aspetti negativi dell’attuale legge sul copyright
  • Sito di riferimento per riformare la legge europea sul copyright

Materiale realizzato da Mozilla:

La situazione di Wikipedia Italia:

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